I provinciali

28/04/2006
Il famoso No Comment

Ce l'avete con noi, lo so. Non sopportate la nostra invadenza, il nostro show. Vi credo. Mi dispiace. Ma posso raccontarvi cosa succede a microfoni e telecamere spente, a taccuini riposti?
Ci provo a dire la verità. E so che l'antipatia, il fastidio saranno più forti. Ma io ogni tanto cerco di mettermi nei panni di chi sta dall'altra parte. E la giustificazione: "Questo è il mio mestiere" non mi basta.
Allora...
Ieri è morto un capitano dell'esercito a Nassirya. Parlo solo di lui e non degli altri, perché sua moglie e suo figlio si trovano ad Avellino e qui hanno appreso la notizia. In questi casi si corre sotto casa a raccogliere scatti privati e dichiarazioni istituzionali. In questi casi mi accorgo di quanto siano diversi i cronisti locali da quelli nazionali. Non è prova a discaricoc. Sto solo raccontando. Io lavoro per un quotidiano di provincia. Tante volte mi sono trovata di fronte alla porta chiusa di una famiglia che ha perso qualcuno tragicamente. Una guerra, un incidente, un omicidio non fanno differenza. I parenti sono tutti uguali. E io, come tutti i miei colleghi di provincia, me ne sto a distanza da quella porta. Mi sono trovata spesso in un pronto soccorso dove c'erano i familiari di una qualunque vittima. Ho cercato un angolo e sono rimasta immobile per ore. E' sufficiente: si sentono tutte le voci, tutti i particolari. Non c'è da fare alcuna domanda.
Ieri era diverso. Quel capitano interessava a tutti.
Alle 10 c'erano già le telecamere sotto casa della moglie. E c'erano già i militari ad allontanare tutti. Noi miseri cronisti di Avellino lì a dirci: "Ma chi vuoi che parli!". E stavamo lì ad aspettare, perché c'erano Rai, Mediaset, Sky, Corriere, Repubblica... tutti. Eravamo lì a fare i cugini poveri. Siccome siamo meridionali e un po' provinciali, soffriamo della sindrome da ospitalità borbonica. E al collega gggiornalista abbiamo detto: "Quello è il cugino, quella è l'amica, quello è il collega del padre..." e loro a prendere appunti, a fare domande. Noi in cinque minuti abbiamo ricostruito tutto l'albero genealogico: che ci vuole, in una città di 55mila abitanti?!
Il picchetto davanti al portone e ogni tanto qualche ufficiale a controllare. E tornano le differenze: noi cugini poveri un po' a distanza, perché tanto sapevamo di fare contorno, i gggiornalisti a sbracarsi: "Rai, Mediaset, Sky...", quasi che la testata fosse un lasciapassare. Il carabiniere, il militare di turno ha ricevuto la consegna. Si sistema il berretto per non apparire male in tv, ma fermo e cortese dice: "Non si può". Che ci facciamo allora lì?
Ve lo dico subito: l'addetto stampa del presidente Bassolino si è premurato di telefonare a tutte le redazioni per annunciare che il governatore sarebbe arrivato ad Avellino in un quarto d'ora. Noi aspettiamo mezzora. E non arriva. Aspettiamo un'ora e finalmente si vede la fiammante auto blu che si ferma a cento metri dal portone, quando la traversa era completamente sgombra, per far passare Antonio Bassolino che scansa tutti i microfoni e lascia a guardia il suo addetto stampa. Non sia mai che qualche telecamera si rompesse i maroni di aspettare. Mentre il governatore porge i suoi distinti saluti e le sue più sentite condoglianze alla famiglia, il solerte addetto stampa tratta con i giornalisti: "Sì, però non dovete fare ressa. Non dovete accalcarvi sennò non si ferma". Ha avvisato lui, eh.
Torna il presidente. La sua auto blu ha miracolosamente trovato posto a cinque metri dal portone nella traversa deserta. Ci pare una minaccia: si infilerà nell'auto blu senza dirci del valore, dell'eroe, del momento del rispetto e della compostezza. E infatti esce e pare quasi ignorarci. Il suo addetto stampa lo prega giusto 30 secondi e il governatore parla 20 minuti. La scena si ripete dopo qualche ora. Il giro di telefonate per avvisare dell'arrivo di lady Sandra Mastella lo fa un altro addetto stampa. La presidente del consiglio regionale arriva con gli occhiali scuri e dribla sapientamente le telecamere e i microfoni. Poi esce e parla, ovviamente dopo la mediazione del suo addetto stampa. E noi lì ad ascoltarli.
Da Roma arriva un capitano per disciplinare un po' i giornalisti cagacazzi. E' gentilissimo e sembra conoscere a fondo la materia. Arriva, dice che parlerà con la moglie per capire se è disponibile a rilasciare qualche dichiarazione, assicura che manterrà i contatti con noi. Dopo qualche minuto torna e ci prega di rispettare il dolore della signora. Ha una foto del capitano. L'ha presa per consentirci di riprenderla.
Ritrovo la differenza tra i locali e i gggiornalisti.
Il capitano mentre mostra la foto ci prega di non essere ripreso, ma di riprendere solo la foto. Il mio fotografo si preoccupa di scattare in modo che non sembri una foto ripresa, ma un originale. Più tardi in redazione aprendo i siti di Corriere e Repubblica ritrovo il capitano in primo piano che regge la foto che manco si distingue. Era uno scatto troppo scenografico per rinunciarci, avranno pensato i gggiornalisti.
A quel punto, mentre sono ancora tutti lì, i gggiornalisti dico, io e i cugini poveri ce ne andiamo: "E mo' piangetevela voi!".
I passanti così li chiamavano i gggiornalisti: "Ah quello è quello della Rai, quell'altro esce su Canale 5...".

Postato da Iprovinciali alle 11:35 | link | commenti (15) |
cronache

 

Blogger: Iprovinciali
Nome: Gabriella Bianchi
33 anni, adesso sono 33. Ho gli anni palindromi. Continuo a lavorare in un giornale. E ogni tanto mi chiedo se lavoro veramente. I miei sono convinti di no. Io me ne accorgo la sera, quando guardo l'orologio e puntuale chiama il tipografo: "Avete chiuso? non ancora? no, e che è successo oggi? Il giornale non esce!"
"Sono stanco che il mio lavoro venga letto nei cessi...
La gente leggeva Dostoevskij nei cessi... Ma non in una cagata sola..."
Jeff Goldblum & Kevin Kline,
in "The Big Chill"

Archivio

oggi
ottobre 2007
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004

Categorie

cronache
fattimiei

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte