Non ci credevo. Pensavo a un errore, pensavo di aver sentito male. Invece l’hanno riportata tutti. «Signor Procuratore, cosa risponde a chi dice che la procura di Avellino è ferma?». E lui: «Vi rispondo alla Celentano: la Procura non è lenta. la Procura è rock».
Bello, eh?!
Signor Procuratore da quanto tempo non registriamo una bella inchiesta con tante ordinanze di custodia cautelare che un gip possa trovare passabili?
Signor Procuratore da quanto tempo un magistrato avellinese non subisce, non dico un attentato, ma una minima minaccia?
Cosa c’entra? vogliamo sempre fare titoli sparati? cerchiamo la lite?
C’entra, signor Procuratore. E glielo spiego.
Dimenticavo un’altra frase che m’ha fatto pensare e viene dal signor Prefetto. Una settimana fa aveva interrotto un convegno di Confcommercio dal titolo emblematico «Negozio sicuro». Signor Prefetto l’ho sentita con le mie orecchie e l’ho vista chiedere: scusate, posso intervenire?
Si è avvicinato al palco e ha esordito con una domanda: «Ma ad Avellino esiste l’usura?».
Signor prefetto, è contento? tre bombe in un solo comune, un attentato a un assessore, una fabbrica incendiata. E tutto in una settimana. E non siamo a Bagdhad, ma in uno sputo di provincia con 120 mila abitanti. Quella provincia che vi compiacete di chiamare isola felice. Le prude ancora la domanda?
Signor Procuratore, alla fine l’ha ammesso: «Questi episodi ci hanno trovato impreparati, ma la risposta sarà forte». Le fa spalla il signor Prefetto: «Non è che tutte le bombe siano opera del racket e poi in altre zone della Campania la pressione della malavita è più forte ed è possibile che ci sia una travaso»
Allora Avellino non è un’isola.
Allora la procura, colta di sorpresa, non è rock.
Ma non si preoccupi: Avellino è piena di contraddizioni, da sempre. Forse non l’avranno avvisata, quando è arrivato, della sorte toccata ai suoi predecessori. Prima di lei un procuratore allontanato con disonore e promosso in Corte d’Appello a Napoli, perché curava troppo i suoi interessi. Gli fecero la guerra i suoi sostituti, perché lo accusavano di frenare inchieste che toccavano direttamente i suoi interessi familiari. Prima ancora un procuratore pensionato con sei mesi di anticipo per un figliolo che si era messo in testa di fare il banchiere senza badare troppo al profilo dei soci. E prima ancora? Ah sì, prima c’era tal Totonno ‘a Manetta. Che rimpiangiamo sinceramente. Non perché quel nomigliolo gli avesse fatto conquistare le simpatie di chi doveva riempire una pagina di nera. Forse perché si mise in testa, negli anni 80 di andare a frugare nei caveau della Banca Popolare dell’Irpinia; forse perché gli venne il sospetto che la famosa colletta per liberare l’assessore Cirillo dala Br si fosse fatta ad Avellino. E non se n’era asciuto ‘e fantasia. Totonno viveva in una città dove ‘O Nirone, Vincenzo Casillo, quello che pare avesse «aiutato» Calvi a impiccarsi a Londra, scorazzava in città con una Ferrari e pascolava negli uffici dell’Avellino Calcio di serie A, ai tempi di don Antonio Sibilia. Totonno ha pagato di persona. E non parlo di quando Marinelli, sì, quello che ha il fratello che porta il cemento (cemento?) sulla Salerno-Reggio da rifare, gli crivellò la macchina blindata, con lui dentro. Parlo di quando è finito in qualche oscura procura del centro Italia. Eh, sì perché è dai tempi di Gagliardi che un magistrato avellinese può passeggiare bel bello per strada. Signor Procuratore, signor Prefetto la camorra ad Avellino è di produzione doc. Signor Prefetto l’usura c’è. I Pagnozzi (e lei dovrebbe ben conoscerli venendo dalla loro stessa zona) avevano cominciato con l’usura dove le banche non concedevano. E non è letteratura. Ha sentito anche lei il direttore della Camera di Commercio parlare di quel 16% in più del costo del denaro in queste zone, rispetto ad altre regioni. Ha sentito anche lei parlare dell’impennata di pignoramenti e protesti, delle garanzie eccessive che il sistema bancario locale impone per la concessione di mutui e finanziamenti.
Certamente le avranno detto che la vecchia Bpi ha dovuto dismettere un istituto immobiliare al momento della fusione con il gruppo Banca dell’Emilia Romagna. Aveva pignorato troppo e non è consentito alle banche avere nel capitale una percentuale così rilevane di beni immobili. Ma è una di quelle contraddizioni che magicamente si risolvono ad Avellino. Non si preoccupi: la procura rock non stride con questi attentati. Che vi hanno colti impreparati perché questa è un’isola felice dove però arriva la camorra d’importazione, anche se non tutti gli episodi possono essere della stessa matrice, ma magari locali e isolati.
aggiornamento: ore 18,30 incendiato un autocarro di una ditta. Siamo a 6 fenomeni isolati o d'importazione in una settimana.

Nome: Gabriella Bianchi
33 anni, adesso sono 33. Ho gli anni palindromi. Continuo a lavorare in un giornale. E ogni tanto mi chiedo se lavoro veramente. I miei sono convinti di no. Io me ne accorgo la sera, quando guardo l'orologio e puntuale chiama il tipografo: "Avete chiuso? non ancora? no, e che è successo oggi? Il giornale non esce!"
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