I provinciali

31/01/2005

 Mimì 'o professore

Dovevamo incontrarci un paio di settimane fa. Dopo capodanno, mi fece sapere. Non so perché, forse aveva voglia di parlare. Non è il mafiosetto qualunque. Lo chiamano O' Professore. Un titolo che in certi ambienti è andato solo a Raffaele Cutolo. Perché Domenico, a un passo dalla laurea in medicina, ha cambiato vita. E si è beccato la prima condanna per omicidio. Dicono che sia il killer preferito del clan dei Casalesi. E' uno dei pochi nella sua famiglia a non imbottirsi di coca. La compra, la rivende, ci fa i milioni. Dovevamo incontrarci e invece l'hanno arrestato. Mi mangio le mani. Sono dieci anni che lo inseguo.

Pagato con un orologio d’oro, ricevuto durante una cena, in un ristorante Romano. Michele Senese capo del clan Moccia se lo sfila dal polso e lo passa a Domenico Pagnozzi. Si festeggia l’uccisione di Giuseppe Carlino, siciliano, una dei tre fratelli Carlino che controlla il traffico di droga nella capitale. Ma Carlino, nel 1997 avrebbe ucciso il fratello di Senese. La vendetta è maturata nel carcere di Poggioreale, a Napoli, dove Mimì Pagnozzi, detto ‘o professore, partecipa alle prime riunioni per stabilire le modalità dell’uccisione di Giuseppe Carlino. Ne seguiranno altre di riunioni. Tra il 1997 e il 2000 se ne sono tenute diverse, tra Napoli, Montelupo Fiorentino e Roma. E’ questo il quadro che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma Galileo D’Agostino e che ha portato in carcere sei persone. Tra queste Mimì Pagnozzi e Fiore Clemente, altro esponente del clan Pagnozzi della Valle Caudina. Sono collaboratori di giustizia e la madre di Giuseppe Carlino a ricostruire quegli anni e a indicare Mimì Pagnozzi come l’esecutore materiale del delitto. Freddo, spietato, ma anche impulsivo secondo altri. Avrebbe indossato una barba finta il giorno del delitto. Alle riunioni si presentava sempre elegantissimo, con giacche di ottima sartoria.

Domenico Pagnozzi l’ordinanza di custodia cautelare l’ha ricevuta nel carcere di Rebibbia a Roma. Era dentro dal 12 gennaio scorso. Ma la notizia del suo arresto non era trapelata. La Procura di Roma indagava già sul suo conto. Sabato scorso l’accusa di omicidio. E questa mattina alle 10,30 sarà interrogato dal gip del tribunale capitolino. Ci sarebbero i tabulati delle telefonate avvenute tra i componenti del commando nei giorni precedenti il delitto e nel giorno stesso in cui fu ucciso Giuseppe Carlino. Telefonate che confermerebbero la presenza nella zona di Torvaianica, dove fu teso l’agguato, di Mimì Pagnozzi e degli altri compnenti del gruppo di fuoco. Ma il delitto fu compiuto proprio da Mimì ‘o professore. Era alla guida di una Fiat Croma rubata. Affiancò l’auto di Carlino e sparò diversi colpi. Alle 14 del 10 settembre 2001 Giuseppe Carlino era già morto. Mimì lo aveva atteso per ore. Nella mattinata aveva desistito, poi lo ha freddato mentre tornava a casa sul lungomare di Torvaianica.

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Nome: Gabriella Bianchi
33 anni, adesso sono 33. Ho gli anni palindromi. Continuo a lavorare in un giornale. E ogni tanto mi chiedo se lavoro veramente. I miei sono convinti di no. Io me ne accorgo la sera, quando guardo l'orologio e puntuale chiama il tipografo: "Avete chiuso? non ancora? no, e che è successo oggi? Il giornale non esce!"
"Sono stanco che il mio lavoro venga letto nei cessi...
La gente leggeva Dostoevskij nei cessi... Ma non in una cagata sola..."
Jeff Goldblum & Kevin Kline,
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