I provinciali

23/11/2004

Sono passati ventiquattro anni. Il terremoto del 23 novembre 1980 ha cambiato il volto della Campania, dell’Irpinia in particolare. Sono state dette tante cose sul terremoto dell’Irpinia. Tante cose poco vere, tante altre montate ad arte. E’ una storia che dura ancora, perché se attraversi l’Irpinia del Cratere, trovi ancora le tracce di quella domenica terribile. Ci sono paesi senza memoria, enormi colate di cemento nuovo, fresco e deserto. Perché in quei paesi manca una generazione. Ci sono i ventenni e ci sono i sessantenni. Chi a vent’anni è sopravvissuto, è partito. Ci sono ventenni che non hanno mai vissuto in una casa. Sono nati in quei prefabbricati leggeri messi lì dopo il terremoto e che avrebbero dovuto restarci solo pochi anni. Cinque o sei, si disse. Poi divennero dieci, e molti sono ancora lì. Del terremoto del 1980 ho un vago ricordo. Ma un ricordo gioioso. Non aveva scalfito la mia famiglia. Ero bambina assieme ai miei fratelli e ai miei cugini. Per due settimane abitammo in sessanta in una villetta di campagna di una zia. Si dormiva a strati sovrapposti, niente scuola, sembrava una festa che non dovesse finire mai. Invece i grandi erano intorno ad una radio gracchiante che parlava di morte, distruzione, angoscia. La radio… sai chi fu a chiedere per primo i soccorsi, a dire che c’era una tragedia immane? Un tipografo di Lioni (uno dei comuni dell’epicentro) che aveva una radio baracchino. Le linee telefoniche erano saltate. Riuscì a collegarsi con la Rai e a dire che a Lioni e nei paesi vicini c’erano migliaia di morti, che le strade erano distrutte, che le case erano crollate e che c’era gente sotto le macerie. Il terremoto ci fu alle 19,30. novanta infiniti secondi di una scossa che superò il settimo grado della scala richter. Prova a stare nel silenzio e a contare fino a novanta. Uno, due, tre… sembra un tempo infinito. E lo fu. Sembravano impossibili anche le parole di quel tipografo, sembravano assurde. Ci vollero giorni e giorni per capire cosa fosse successo. E la protezione civile si può dire che sia nata proprio con il terremoto dell’80. Sono tante le storie di piccoli eroi silenziosi. Soldatini di 18 anni catapultati dalla tranquilla caserma di Avellino a scavare a mani nude tra le macerie. E poi la corsa da tutta Italia, da tutto il mondo per venire a salvare questa gente. Ma ripensa a quegli anni senza telefonini, senza internet, senza comunicazione. L’Irpinia è terra di emigranti e di emigranti che ritornano. C’era angoscia in ogni angolo del mondo per non sapere chi fosse vivo e chi no. Una piccola radio di città inventò i collegamenti internazionali: i parenti chiamavano dall’Australia, dall’America, dal Canada, dal Belgio, dalla Germania e questa radio aveva sguinzagliato i suoi cronisti nei comuni più dimenticati dell’Irpinia con le radio smontate dai camion di un imprenditore di Avellino. Si ritrovarono così alcune famiglie. In diretta radio. Permettimi un ultimo ricordo personale, e riguarda mio padre. Morì un mese dopo il terremoto, per un cancro. Lavorava per un’azienda che produceva apparecchiature per sale operatorie. Nonostante fosse agli sgoccioli, decise di tornare al lavoro e di far arrivare tutte le attrezzature per due ospedali da campo. Era un ingegnere, ma fece parte delle equipe mediche che operarono in quegli ospedali improvvisati. Conobbe due bambini rimasti soli, senza genitori, senza nonni, senza parenti. Avrebbe voluto adottarli, ma non fece in tempo.

http://www.pinoscaccia.rai.it/torre/archives/002428.php

Postato da Iprovinciali alle 19:04 | link | commenti (3) |
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Nome: Gabriella Bianchi
33 anni, adesso sono 33. Ho gli anni palindromi. Continuo a lavorare in un giornale. E ogni tanto mi chiedo se lavoro veramente. I miei sono convinti di no. Io me ne accorgo la sera, quando guardo l'orologio e puntuale chiama il tipografo: "Avete chiuso? non ancora? no, e che è successo oggi? Il giornale non esce!"
"Sono stanco che il mio lavoro venga letto nei cessi...
La gente leggeva Dostoevskij nei cessi... Ma non in una cagata sola..."
Jeff Goldblum & Kevin Kline,
in "The Big Chill"

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